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Ho avuto due figli dal mio primo matrimonio. Dopo il divorzio mi sono risposato, ho avuto un altro figlio e ora sono separato. Vorrei sapere cosa ne sarà del mio patrimonio alla mia scomparsa e se, con una donazione, posso far avere tutto ai miei figli senza obblighi con le loro madri.

Innanzitutto va ricordato che la separazione fra coniugi non fa venir meno i diritti successori del coniuge separato, se non si tratta di separazione con addebito. Nella situazione attuale, per come è stata descritta, il coniuge conserva la sua quota di legittima, pari ad un quarto del patrimonio, e soltanto gli altri tre quarti (e occorrerà un testamento perché ciò si verifichi) potranno essere attribuiti ai figli, rispettando, per ognuno, almeno la quota di un sesto. Soltanto il divorzio esclude il coniuge (ormai ex coniuge) dal diritto di ricevere una quota del patrimonio. E non è detto che il divorzio escluda ogni diritto successorio fra coloro che erano stati sposati.

L’assegno divorzile - Lo scioglimento del matrimonio per effetto di divorzio pronunciato con sentenza passata in giudicato ed annotata presso l’ufficio dello stato civile estingue il rapporto coniugale e, quindi, il complesso dei diritti e dei doveri connessi. Ma qualcosa, sia pur attenuato, rimane. In sede di pronunzia di divorzio, o di cessazione degli effetti civili di un matrimonio religioso, può essere stabilito l’obbligo a carico di un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno, quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni obbiettive. La morte dell’obbligato fa venir meno il diritto all’assegno. Ma può essere riconosciuto a favore dell’ex coniuge superstite un diritto di natura successoria che assume la configurazione specifica di legato alimentare, in sostanza un assegno periodico a carico dell’eredità. Non si tratta della continuazione dell’assegno divorzile, ma di un diritto con presupposti diversi e più contenuti (non più il mantenimento del livello di vita raggiunto durante il rapporto matrimoniale, ma il bisogno alimentare), e quindi importi più attenuati. Il tutto, ovviamente, a carico dell’eredità e quindi a riduzione del patrimonio spettante agli eredi.

La donazione – Stando così le cose, non pare possibile ipotizzare con certezza che il patrimonio venga devoluto interamente ai figli. Perché ciò accada la prima moglie dovrà trovarsi in una situazione economica che le consenta di non aver bisogno di sostegni economici, mentre l’attuale moglie separata conserva interamente il suo diritto alla quota di legittima. Di una sua eventuale rinuncia all’eredità beneficerebbero non solo il figlio suo, ma anche i figli che il marito ha avuto dal precedente matrimonio. Una donazione ai figli, al fine di azzerare il proprio patrimonio, non risolverebbe il problema: la quota di legittima spettante al coniuge viene determinata tenendo conto anche delle donazioni fatte in vita. E anche la prima moglie, ove si trovasse in condizione di bisogno, qualcosa potrebbe rivendicare.