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E’ venuta a mancare una mia cugina, era vedova e senza figli. Sua madre aveva tre fratelli, due sono ancora in vita, il terzo era mio padre, che è mancato alcuni anni fa. Vogliono escludermi dall’eredità. Ho letto che nelle successioni il figlio prende il posto del padre. Come è possibile?

Che nelle successioni i figli prendano il posto del padre è la soluzione più frequente, ma la regola generale è un’altra: in assenza di testamento l’eredità spetta ai parenti più vicini. Vediamo quando opera l’eccezione e quale è invece la regola, partendo, come non si dovrebbe fare, dall’eccezione.

La rappresentazione – Si ha rappresentazione quando il discendete prende il posto del proprio ascendente, nei casi in cui questi non possa o non voglia accettare l’eredità. La rappresentazione opera però soltanto a favore dei discendenti dei figli e a favore dei discendenti dei fratelli e sorelle della persona deceduta. Opera all’infinito: il figlio prende il posto del padre, e se anche il figlio fosse deceduto, il nipote si sostituisce ad entrambi. La ripartizione va fatte sul numero di quelli che sarebbero stati gli eredi originari: se un figlio deceduto ha tre figli e l’altro uno soltanto, l’eredità non si divide per il numero dei nipoti (quattro) ma per il numero dei figli: il figlio unico di un figlio avrà metà dell’eredita, i tre figli dell’altro si divideranno fra loro l’altra metà. Si diceva che la rappresentazione è in realtà il caso più frequente, ma soltanto perché capita più spesso che, in mancanza di figli, siano i nipoti i parenti più vicini. Ma non è la regola sempre applicabile.

La successione di altri parenti – In assenza di testamento, vengono chiamati alla successione il coniuge e i figli. Se non vi sono figli, i fratelli e i genitori (o i nonni se non vi fossero i genitori). Ma se non vi fossero né il coniuge né alcuna di queste categorie di parenti, il principio è un altro: la successione si apre a favore dei parenti più prossimi. Nel caso del nostro lettore, i fratelli del padre della cugina sono i parenti più vicini ed escludono dalla successione il figlio dell’altro fratello deceduto. In sostanza, poiché la rappresentazione opera soltanto nei limitati casi di cui si è detto, negli altri casi la regola è quello del grado di parentela più prossimo: il secondo cugino esclude il terzo, perché il figlio non sostituisce il padre. E, al contrario della rappresentazione, dove la ripartizione avviene sulla base del numero dei figli (o dei fratelli) originari, qui invece si divide per il numero dei parenti più vicini, senza tener conto di chi sono figli: se vi sono quattro secondi cugini, si dividerà per quattro.

Due soluzioni del tutto diverse quindi. Dalle quali, in effetti, molti equivoci e non poche liti sono sorti.